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Archivio Istituto Lunigianese dei Castelli e dell'Istituto per la Valorizzazione dei Castelli

Archivio Istituto Lunigianese dei Castelli e dell'Istituto per la Valorizzazione dei Castelli (1955 - 2005)

296 unità archivistiche collegate (totale del complesso)

Archivio

Consistenza archivistica: n. 56 unità archivistiche

Abstract:

L’origine dell’Istituto Lunigianese dei Castelli risale all’anno 1969, anno in cui il Castello Malaspina di Massa venne chiuso al pubblico dalla Soprintendenza ai Monumenti a seguito di un furto che dimostrava l’impossibilità di garantirne la sicurezza e la custodia.
Per continuare a far vivere il Castello si presentò quindi la necessità di ottenere dallo Stato la concessione del Castello al Comune di Massa, l’atto venne stipulato nel luglio del 1969 con il conseguente avvio dell’Istituto per la Valorizzazione del Castello Malaspina di Massa sotto la direzione del professore Augusto Cesare Ambrosi. Successivamente entrò a far parte dell’Istituto anche la Provincia di Massa-Carrara con la condizione che l’azione del nuovo organismo si estendesse a tutto il territorio provinciale.
Sulle base di questi presupposti nel giungo 1971 nacque l’Istituto Lunigianese dei Castelli. I primi soci fondatori furono l’amministrazione provinciale di Massa-Carrara, il Comune di Massa, il Comune di Pontremoli e l’Azienda Autonoma di Soggiorno di Marina di Massa.
l’Istituto aveva come scopo di diffondere la conoscenza, di difendere e valorizzare i beni archeologici presenti nel territorio iniziando con l’impegno di garantire l’apertura giornaliera e la custodia dei due castelli di Massa e Pontremoli e con la collaborazione dei soci fondatori di occuparsi di mostre, eventi culturali, musicali e teatrali.
Lo spirito dell’ILC consisteva nel collaborare alle iniziative organizzate e finanziate dai Comuni e altri Enti, offrendo ad esempio le sale dei castelli come suggestiva location per mostre, spettacoli e convegni; e con il crescente richiamo che era stato capace di avere nell’opinione pubblica e presso gli organi scientifici di settore riuscì a porre le basi per la nascita dell’attuale sistema museale territoriale della Provincia.
Nel Castello di Massa, sede dell’Istituto, cominciarono ad essere raccolti reperti archeologici del territorio e il materiale ceramico proveniente dai restauri che venivano fatti presso il Castello Malaspina e nel 1975 con il contributo del Comune di Pontremoli e l’iniziativa dell’ILC, che ne progettò l’impianto e la realizzazione scientifica e scenografica, fu inaugurato il Museo delle Statue-Stele di Pontremoli.
Negli anni successivi con l’ingresso di nuovi Enti fu possibile realizzare altri progetti come gli scavi e l’impianto dell’Antiquarium di Equi Terme presso il Comune di Fivizzano; la creazione del Museo etnografico di Villafranca e l’acquisizione della Fortezza della Brunella da parte del Comune di Aulla.
L’impegno dell’ILC è sempre stato costante nel tempo e nonostante le grandi difficoltà finanziarie, dovute spesso anche l’insolvenza da parte degli Enti soci, e le battute di arresto ha contribuito con il suo operato a rilanciare e valorizzare il patrimonio culturale della provincia massese.
L’Istituto era finanziato principalmente dalle quote dei soci e dalle amministrazioni pubbliche locali, trovava spesso sostegno tramite contributi statali e regionali e poteva anche contare sul sostegno economico ricavato da lasciti, donazioni di enti pubblici e privati. L’amministrazione era demandata all’Ente provinciale per il Turismo, successivamente Azienda Provinciale per il Turismo, e alla Provincia di Massa-Carrara. Il funzionamento interno dell’ILC era garantito dall’assemblea composta dai rappresentanti dei vari soci in un numero che variava in base all’ammontare della quota associativa. I consiglieri venivano nominati dagli enti associati. L’assemblea veniva convocata in via ordinaria due volte all’anno e deliberava annualmente il bilancio, il programma e il finanziamento delle iniziative. Il presidente dell’assemblea, eletto tra i suoi membri, assumeva il compito di rappresentante legale dell’Istituto ed operava affianco del direttore dell’Istituto che svolgeva le funzioni di segretario dell’assemblea e del comitato esecutivo. Il comitato esecutivo, composto dal presidente dell’assemblea e due consiglieri, si occupava dei provvedimenti urgenti che dovevano però essere poi ratificati dall’assemblea.
L’operato dell’Istituto si è distinto non solo nella capacità di gestione e organizzazione e valorizzazione culturale e turistica della rete dei castelli e dei beni culturali della Lunigiana storica ma anche nel curare i rapporti con le Soprintendenze e la Ragione Toscana soprattutto per quanto concerneva gli interventi di restauro e ripristino. Si deve anche riconoscere un merito al lavoro compiuto sulla promozione e la conoscenza del patrimonio architettonico monumentale rivolto soprattutto alla popolazione con il fine di renderla consapevole e partecipe nell’azione di recupero e uso come bene comune di borghi, castelli e pievi.
I’ILC cessò la sua attività alla fine del 2001, quando il 17 dicembre fu costituita l’associazione Istituto per la Valorizzazione dei Castelli (IVC). Con lo scioglimento dell’Istituto Lunigianese dei Castelli il patrimonio risultante e i fondi residui passarono all’associazione Istituto per la Valorizzazione dei Castelli. A seguito del passaggio di funzioni vennero poi quantificate dal consiglio direttivo dell’IVC le quote associative da versare annualmente da parte dei soci, in maggioranza enti pubblici, in base alle loro disponibilità. Venne però previsto un contributo ulteriore per i Comuni di Massa e Montignoso per la gestione dei Castelli Malaspina e Aghinolfi, lo stesso venne stabilito per il Comune di Pontremoli per l’attività di direzione del Castello e del Museo del Piagnaro.
Il nuovo Istituto raccolse l’eredità del suo predecessore con l’obiettivo di valorizzare i castelli lunigianesi, i borghi e gli altri beni culturali della Provincia di Massa-Carrara e continua a lavorare attivamente sul territorio ancora oggi.

L’archivio dell’Istituto Lunigianese dei Castelli – Istituto per la Valorizzazione dei Castelli comprende 56 unità archivistiche che corrono dal 1957 al 2005 e che sono state schedate e descritte attraverso il software open source per gli archivi storici “Archimista”.
La documentazione è stata suddivisa in 8 serie:
1. Statuti (1981−1995);
2. Delibere e Verbali (1971−1987);
3. Corrispondenza (1957−2003);
4. Castelli, musei e progetti (1964−2004);
5. Manifestazioni culturali, promozione e raccolte di articoli di giornale, riviste, testi e saggi (1955−2005);
6. Corsi di aggiornamento e attività scolastiche (1975−1996).
7. Legislazione regionale e nazionale in materia museale e culturale (1963−1995);
8. Attività amministrativa: gestione del personale, bilanci e rendiconti (1969−2004).

Storia archivistica:

Il fondo si presentava in buono stato di conservazione ma senza una vera e propria configurazione per serie. Come strumento di corredo è stata rinvenuto un solo elenco di consistenza con titolo ed estremi cronologici delle buste.

Nota dell'archivista:

Nell’intervento di rioridino, descrizione e schedatura sono state individuate 8 serie nelle quali è stata suddivisa la documentazione. Le carte di ogni singola unità archivistica sono state riordinate cronologicamente e cartulate. La descrizione delle unità è stata condotta in maniera analitica in base ai contenuti dei fascicoli. Nell’intervento sono stati segnalati tutti gli allegati e sono state rimosse le graffette arrugginite dannose per la conservazione dei documenti cartacei. Nel fondo sono state inoltre inventariate e segnalate nn. 333 fotografie analogiche.

Lingua della documentazione:

  • ita

Condizione di accesso:

accessibile previa autorizzazione

Note alla condizione di accesso:

L’archivio si trova nelle sale della segreteria dell’Istituto per la Valorizzazione dei Castelli presso il Castello Malaspina. L’archivio è accessibile previa richiesta di consultazione da farsi all’istituto. La condizione di accesso indicata si estende a tutto il complesso archivisto salvo eccezzioni specificate.

Stato di conservazione:

buono

Note sullo stato di conservazione:

Lo stato indicato si estende a tutto il complesso archivistico. Nell’intervento sono stati rimossi chiodi, spille e graffette arrugginite che avevano già intaccato la carta. Sono presenti molti fogli di carta da fax termica sbiaditi.

Compilatori

  • Schedatura: Cristiana Farci (archivista) - Data intervento: 14 maggio 2018