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Archivio Domestico dei Malaspina di Mulazzo

Archivio Domestico dei Malaspina di Mulazzo (s.d.)

4.601 unità archivistiche collegate (totale del complesso)

Archivio

Premessa

Il complesso archivistico noto con il nome di “Archivio Domestico dei Malaspina di Mulazzo” nell’aprile 1994 fu consegnato a chi scrive [Dario Manfredi] dai proprietari – vale a dire dai sigg. Aurora e Mario Mengoli – con la precisa intenzione che tale fondo, di interesse primario per la storia della Lunigiana, possa essere riordinato, catalogato, nonché posto e tenuto a disposizione degli studiosi (1).
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Cenni storici

Dalla metà del secolo XVI due furono i rami marchionali dei Malaspina signori di Mulazzo […]; essi ad anni alterni si avvicendarono nel governo del feudo, fino a che, nel 1796, l’esercito napoleonico provvide a spazzare il regime feudale.
Dalla metà del Cinquecento distinte rimasero le residenze delle due linee marchionali (infatti i due “condomini” presero a distinguersi con le rispettive denominazioni di “signori del Castello” e “signori del Palazzo”) (2) e, conseguentemente, due furono gli archivi che vennero a formarsi nelle relative abitazioni.
Con la morte del marchese Cesare si estinse il ramo “del Palazzo”. Questo marchese non pare abbia mai messo piede a Mulazzo ed in effetti considerò tanto poco questo suo feudo che neppure si curò di perfezionare la procedura relativa all’investitura imperiale, cosicché, ancora in vita, ne fu dichiarato decaduto ed il suo congiunto Azzo Giacinto (terzo di tal nome) rimase – seppure per ben pochi anni – unico feudatario di Mulazzo.
Neppure soggiornarono mai a Mulazzo le sue nipoti, ossia le figlie della marchesa Annetta, sposata a Giovanni Malaspina della Bastia: esse, anzi, solo durante la Restaurazione apprenderanno di possedere un palazzo a Mulazzo e, non intendendo addossarsi gli oneri della sua manutenzione, lo doneranno alla Comunità.
Quanto all’archivio del ramo “del Palazzo”, tenendo conto di tali fatti, è verosimile supporre che esso (o per lo meno una sua parte), fin dai tempi in cui Azzo Giacinto III era rimasto unico feudatario, fosse confluito nell’archivio del ramo di costui, che apparteneva alla linea “del Castello”. A tale conclusione, almeno, pare condurre la presenza di alcuni documenti sicuramente appartenuti al ramo “del Palazzo”, come ad esempio le investiture di Montemassi e Rocca Tederigi.
Azzo Giacinto III scomparve tragicamente nel 1800 (3) e suo fratello Alessandro, rientrato in Italia nel 1803, dopo venti anni di servizio nella Marina di Spagna, (4) si diede ad esaminare e riordinare l’archivio.
Alessandro constatò che erano state asportate molte carte. Da un documento incontrato nell’archivio si apprende che le pergamene relative alle antiche investiture furono consegnate nel 1798 a Lodovico Lizzoli, commissario del potere esecutivo, (5) e concluse che durante la prima Repubblica Cisalpina l’archivio era stato messo a soqquadro da “ignoti”, i quali avevano asportato molte carte. Pare che Alessandro vi abbia in parte supplito procurandosi copie notarili degli atti di cui abbisognava per varie liti avviate allo scopo di tutelare i propri interessi.
Ma, questa – come vedremo – non è che la prima “fuga” documentata di carte dall’archivio dei Malaspina di Mulazzo.
Luigi, altro fratello di Alessandro, con il quale non era in buoni rapporti, si stabilì a Pontremoli verso la fine del secolo XVIII e nei primi anni dell’Ottocento iniziò a costruirsi un palazzo lungo la via Fiorentina. Ivi raccoglieva e conservava per suo conto le carte che lo interessavano e che, per lo più, riguardavano le liti con il fratello.
Alla morte di Alessandro (1810) l’avvocato ed arciprete Carlo Bologna – che era uno dei tre esecutori testamentari, ma l’unico che concretamente si sia occupato dell’eredità di Malaspina – fu incaricato dall’erede universale – Metilda Malaspina Recupito Ascolese, residente a Benevento – di seguire per suo conto l’amministrazione dei beni ricevuti dal fratello. In seguito tale incarico gli fu confermato da Teresa, figliia di Metilda. E quindi all’archivio furono aggiunte tutte le relative carte contabili nonché la corrispondenza con Benevento.
Dato che Alessandro a Pontremoli aveva vissuto in un palazzetto preso in affitto, si può supporre che Carlo Bologna, al momento di sgomberarlo, abbia fatto trasportare l’archivio a Mulazzo (che era anche l’epicentro dei beni ereditari), sistemandolo nel palazzo di piazza Dante, di cui la nipote era divenuta proprietaria. Durante tale trasferimento, ma anche dopo, poté certo verificarsi la dispersione di qualche cimelio e, forse, documento.
Quando pure Luigi morì (1817) – ed anch’egli ebbe lasciato erede la nipote – il Bologna probabilmente accorpò i due archivi (ma possiamo credere che quello di Luigi fosse di ben esigua consistenza, conoscendosi l’abulia del personaggio…) e seguitò ad occuparsi dell’amministrazione di tutti i beni della famiglia Malaspina di Mulazzo. Scomparso anche Carlo Bologna, dell’amministrazione di occupò dapprima il suo congiunto Domenico ed in seguito Clemente Cavagnada. Altre cose allora di dispersero. (6)
Poco prima della metà del secolo XIX l’archivio fu studiato (e forse anche riordinato) dallo storiografo Eugenio Branchi, il quale stava attendendo alla redazione del suo monumentale lavoro sulla Lunigiana feudale. (7) Branchi, peraltro, non si limitò a studiare le carte in loco, ma prelevò diversi documenti, che rimasero (ma forse solo in parte) fra i suoi appunti. Qualche decennio dopo, finiti tali appunti nelle mani di Giovanni Sforza (il quale all’epoca stava organizzando l’Archivio di Stato di Massa, appena istituito), questi fece inquadernare con gli scritti del Branchi anche qualche documento proveniente dall’Archivio Domestico dei Malaspina di Mulazzo. (8) Ancor oggi, infatti, si può incontrarli – e non è davvero difficile riconoscerli – sfogliando i volumi inventariati sotto la denominazione di “Spogli Branchi”. Altre carte ancora, e sempre provenienti sicuramente da Mulazzo, furono dallo Sforza inseriti in alcuni volumi di miscellanea lunigianese. (9)
Ma già prima dell’epoca in cui il Branchi esaminò l’archivio dovevano essersi verificate altre “fughe” di documenti, come può evincersi dalle sue stesse note: infatti non si vede per quale altra via abbiano mai potuto, certi documenti, cadere nelle mani del pontremolese Eleonoro Uggeri, di Settimio Porrini di Giovagallo, di Ermenegildo Crescini e dell’avv. Ferdinando Micheloni, ambedue di Groppoli, nonché di alcuni altri raccoglitori. (10)
Verso la metà del secolo XIX dovette essere “preso a prestito” dall’archivio malaspiniano di Mulazzo il manoscritto di “Memorie familiari” che viene citato in una lettera, dell’8 novembre 1858, scritta da F. Casella, allora pretore in Mulazzo, a Leopoldo Ruschi. (11)
Pochi anni prima Teresa Recupito Ascolese si era risolta a vendere tutte le sue proprietà lunigianesi, ossia, oltre molti poderi, anche il palazzo mulazzese nel quale era stato trasportato l’archivio.
Aveva acquistato il tutto il dr. Alessandro Zini, il quale, andato ad abitare nel già citato palazzo, verosimilmente, non si occupò mai di quelle carte. Neppure mostrò di tenerne gran conto suo figlio Beniamino, che ne ereditò i beni. Quest’ultimo, peraltro, permise con liberalità (che a ragion veduta dobbiamo giudicare eccessiva…) che alcuni studiosi suoi amici lo esaminassero e ne prelevassero – certo per studiare con maggior comodità – singole carte o interi fascicoli.
Se così non fosse, ad esempio, non si comprenderebbe come possano essere confluiti, nell’archivio di Pietro Ferrari, certi documenti riguardanti Vincenzo Bianchi, cameriere prima di Azzo Giacinto e poi di Alessandro Malaspina, che il Branchi consultò nell’archivio dei Malaspina di Mulazzo. (12) Nè si capirebbe come possa essere finita nelle mani di Camillo Cimati, per fare solo un esempio, la relazione di Azzo Giacinto riguardante un suo viaggio in Spagna. (13)
Vi è poi un’altra “fuga” di documenti il cui iter, finora, non ci è stato possibile ricostruire, pur essendo peraltro indubitabile che il fascicolo intitolato “Famiglia Malaspina”, è già in possesso di don Nilo Greco, pievano di Bolano, sia di provenienza mulazzese. In definitiva sarebbe ozioso occuparsi di conoscere la storia di tali carte, dal momento che esse – per lascito dello stesso sacerdote – sono confluite nel patrimonio archivistico del Centro “Alessandro Malaspina” [ora Archivio del Centro Studi Malaspiniani], vale a dire della stessa istituzione che oggi conserva anche tutte le altre carte malaspiniane di Mulazzo.
Il dr. Beniamino Zini, evidentemente assillato dalla mole di tutte le antiche carte che doveva conservare, pensò bene di distribuirle in diversi locali del palazzo. Ugualmente fece con il proprio archivio e con le carte appartenute al padre, che per alcuni anni era stato sindaco di Mulazzo. Alla sua morte il palazzo fu ereditato dalla sorella Adelaide e, alla scomparsa di costei, esso (con quanto conteneva) passò in parte alla famiglia Mengoli ed in parte alla famiglia Stefanini. Ciascuna delle due, in tal modo, si trovò ad essere proprietaria di una parte degli archivi, sia dei Malaspina che degli Zini. (14)
Nell’estate del 1993 la famiglia Stefanini donò quattro casse di carte, da essa possedute, al Centro “Alessandro Malaspina”. Si constatò che in esse vi erano, mischiate ad una gran quantità di documenti ed a molti “ricordi” appartenuti agli Zini, (15) anche parecchi documenti malaspiniani. Purtroppo si venne a sapere anche che, circa quindici anni prima, erano state gettate via altre casse di carte; e mai sapremo se esse contenevano materiale degli Zini (ed in tal caso il male sarebbe minore…) o invece dei Malaspina di Mulazzo.
Quanto alla parte dell’archivio rimasta alla famiglia Mengoli, sappiamo che, non essendo inventariata, per lunghi anni, giustamente i proprietari non ne permisero la consultazione. Nel 1984, di concerto con la competente Soprintendenza Archivistica, fu dato incarico alla dr.ssa Francesca Guastalli, funzionaria culturale−amministrativa del Comune di Mulazzo, di iniziarne il riordino. (16) Tale lavoro, purtroppo, non fu completato a causa sia di altri impegni affidatili, sia di esigenze familiari dei sigg. Mengoli.
Nell’aprile 1994, infine, anche tutte le carte rimaste nell’ala del palazzo di proprietà della famiglia Mengoli sono state consegnate al Centro “Alessandro Malaspina” (17) e, pertanto, fisicamente riunite con quelle avute dalla famiglia Stefanini e con il già citato lascito di don Nilo Greco.

(1) Converrà rammentare che il cav.gr.cr. Mario Mengoli, scomparso a Mulazzo nel maggio 1994, vagheggiava da almeno un decennio di legare al borgo di Mulazzo, sua patria adottiva, il fondo documentale che è noto agli studiosi di storia lunigianese come Archivio Domestico dei Malaspina di Mulazzo. Ma fu soltanto poco prima della morte che di concerto con la consorte sig.ra Aurora, egli s’indusse a perfezionare la cessione del detto archivio al Centro “Alessandro Malaspina”. I documenti, che fino a quel momento, erano stati conservati in un antico armadio, collocato nella sala attigua alla “galleria” del secentesco palazzo Malaspina−Zini−Mengoli, fu pertanto consegnato allo scrivente [Dario Manfredi], che lo accettò, nella qualità di presidente del già citato Centro, e sottoscrisse, nell’atto di ricevuta dei documenti, l’impegno ad adoperarsi affinché l’archivio possa rimanere sempre a Mulazzo, convenientemente conservato in un locale idoneo, a completa disposizione degli studiosi. Subito dopo avvenne il trasferimento materiale dell’archivio che ora è depositato presso il Centro di Studi Malaspiniani “Alessandro Malaspina”, che ha sede nel palazzo Malaspina di Mulazzo ed immediatamente furono iniziati sia il riordino che la nuova catalogazione dei documenti.
(2) Si veda in proposito E. BRANCHI, Storia della Lunigiana feudale, Pistoia, Beggi, 1897−1898, vol. 1., pp. 300−301.
(3) D. MANFREDI, Sulla sorte di Azzo Giacinto Malaspina ultimo feudatario di Mulazzo, “Cronaca e Storia di Val di Magra”, XVIII−XX (1989−91), pp. 119−135.
(4) Su questo importante personaggio, e specialmente per quanto riguarda le sue ultime vicende, v. D. MANFREDI, Sugli anni “pontremolesi” di Alessandro Malaspina, “Cronaca e Storia di Val di Magra”, XIV−XV (1985−86), pp. 99−139.
(5) v. Dichiarazione di A. Biasini, in ADMM, Filza N/5, mfn 3150.
(6) Si pensi, ad esempio, al sigillo malaspiniano che Eleonoro Uggeri vide in possesso di un fabbro pontremolese. v. Illustrazione storica di alcuni sigilli della Lunigiana di Eugenio Branchi edita da Giovanni Sforza con la vita dell’autore, Genova, R. Ist. Sordomuti, 1996, p. 3.
(7) E. BRANCHI, op. cit. (anche in ristampa anastatica, Bologna, Forni, 1972).
(8) Per esempio, la lettera di Alessandro Malaspina a Camillo Ricci del 26 dicembre 1806, in ASM, Misc. Lunigianese vol. 16 (Spogli Branchi).
(9) Per esempio, la memoria sull’assetto del suolo lunigianese: v. D. MANFREDI, Una memoria di Alessandro Malaspina sull’assetto del suolo in Lunigiana, in G. L. MAFFEI (a cura di), La casa rurale in Lunigiana, Venezia, Marsilio, 1990, pp. 193−196.
(10) Si veda E. BRANCHI, op. cit. passim.
(11) Pubblicata da D. MANFREDI, Sulla sorte di Azzo Giacinto, cit., p. 131.
(12) E. BRANCHI, op. cit., vol. I, p. 469. L’autore precisa che tali carte erano nel pacco 4 della filza 13; ma forse intendeva scrivere filza 17.
(13) Non abbiamo veduto l’Archivio Cimati, ma sappiamo che detta relazione è elencata in un inventario compilato all’epoca in cui si istruiva la pratica per la notifica di quell’importante fondo. Merita sottolineare che Camillo Cimati e Beniamino Zini erano anche imparentati: infatti Teodolinda Zini, sorella di Beniamino, si coniugò con il Cimati.
(14) Senonché nel mentre l’esistenza delle carte possedute dalla famiglia Mengoli è sempre stata ben conosciuta, e l’archivio debitamente notificato, era invece da tutti ignorato (comprese le persone più direttamente interessate) che un certo quantitativo di carte malaspiniane stessero altrove, sebbene sotto il medesimo tetto.
(15) Il contenuto delle casse è quanto di più eterogeneo si possa immaginare: contabilità di poderi, libretti d’opera, conti di ristoranti e di caffè, opuscoli di carattere ippico e canino, compiti scolastici… L’inventariazione richiederà molto tempo, ma dallo studio di tali documenti si ricaveranno notizie importanti sulla realtà socio−economica mulazzese nella seconda metà dell’Ottocento.
(16) Non fu casualmente che ciò avvenne, e la vicenda merita di essere riassunta. All’inizio dell’estate 1984 la famiglia Mengoli accordò il permesso di consultare l’archivio all’ing. Mario Niccolò Conti. Costui si recò a Mulazzo, facendosi accompagnare da suoi prediletti “discepoli” (Sua fu la definizione…) dr.ssa Lia Giambutti ed arch. Stefano Milano, e l’antico armadio in cui si conservavano le carte venne finalmente aperto. L’ing. Conti ci raccontò, un paio di mesi dopo, tutta la sua delusione e disappunto nel vedere il grande disordine in cui giaceva l’archivio e, soprattutto, nel non trovare neppure una delle tante pergamene citate dal Branchi. E soggiunse che, a suo giudizio, la responsabilità di quella sottrazione era attribuibile al Branchi medesimo.
Tuttavia, se quella visita fu deludente per l’anziano studioso, non lo fu per chi scrive [Dario Manfredi]. Infatti, l’arch. Stefano Milano scorse un fascicolo intitolato “Carteggi spagnoli del marchese Alessandro” e qualche settimana dopo – esattamente il giorno 15 luglio 1984 – ci comunicò la notizia (cfr. D. MANFREDI, Sugli anni “pontremolesi”, cit., p. 101, nota 12). Le lettere che Alessandro Malaspina ricevette dagli amici spagnoli negli ultimi suoi anni italiani furono portate in Spagna nel seguente mese di ottobre, in concomitanza con un’importante mostra spagnola sulla Spedizione Malaspina. Dall’eco che tali avvenimenti suscitarono nacque la volontà dell’Amministrazione Comunale di contribuire alla valorizzazione della figura di Alessandro Malaspina e, più in generale, dell’intera famiglia, anche mediante il riordino e la conseguente consultazione dell’Archivio Domestico dei Malaspina di Mulazzo, che la famiglia Mengoli nel frattempo s era dichiarata disponibile a cedere.
(17) Al trasferimento dell’archivio (pochi giorni prima della scomparsa del cav. gr. cr. Mario Mengoli) la stampa locale diede adeguata eco (v. G. PENSO, Prezioso archivio Mengoli in dono al “Centro Studi”, “La Nazione”, ed. Lunigiana, 13 maggio 1994). A memoria della donazione, nel trigesimo della sua scomparsa, l’auditorium del Centro di Studi Malaspiniani “Alessandro Malaspina” fu intitolato a Mario Mengoli.

Storia archivistica:

Lo stato dell’archivio

Si è subito constatato che il disordine in cui effettivamente giacevano le carte – e che aveva tanto amareggiato l’ing. Conti – era probabilmente attribuibile alla disinvoltura con cui qualche ricercatore (ai tempi del dr. Beniamino Zini) aveva estratto gruppi di documenti dalle rispettiva filze, senza poi reinserirveli o, peggio, mettendoli in altre filze.
Il lavoro avviato dalla dr.ssa Guastalli – e per le difficoltà accennate – in pratica si era fermato alla ricognizione e alla sostituzione di nuovi raccoglitori alle vecchie e lacerate cartelle che custodivano i vari fascicoli (le quali, comunque, sono state conservate), senza alcuna possibilità di controllare sistematicamente se davvero i documenti corrispondessero a quanto era indicato sulle copertine dei fascicoli.
Tuttavia, se anche ci fosse stato il tempo per riordinare il lavoro, difficilmente si sarebbe potuto ricostruire completamente l’ordinamento dell’epoca del Branchi, poiché:
1) di alcune filze non sussiste più neppure la custodia, (18) e quindi non si può conoscere quali fascicoli contenessero;
2) di contro, si sono trovati fascicoli il cui argomento non si incontra in nessuna delle custodie rimaste; e sarebbe arbitrario attribuirli ad una o all’altra delle mancanti;
3) essendo il detto vecchio ordinamento assai irrazionale, con documenti riguardanti una medesima “pratica” distribuiti in fascicoli e filze diverse, si sarebbe dovuto operare anche in questi casi con abitrarietà;
4) alcune descrizioni sono troppo sommarie perché si possa capire a quali documenti erano riferite. (19)

(18) Per l’esattezza, si tratta delle filze nn. 11, 19, 20 e 21.
(19) è il caso, per esempio, della filza 20 (Lettere antiche di varj affari. Alcune contenenti ricevute) e del pacco 1 della filza 41 (Miscellanea di lettere ed altri fogli da conservarsi).

Nota dell'archivista:

Criteri del riordino

Per le ragioni sopra accennate, si è scelto di riordinare l’intero archivio secondo altro criterio, che qui di seguito viene esposto.
Ciò è stato dettato anche dalla considerazione che, per realizzare un lavoro perfetto, sarebbe stato necessario leggere tutti i documenti (specialmente le lettere) che apparivano palesemente fuori filza. E, tenuto conto che l’archivio comprende alcune migliaia di documenti, ciò appariva in netto contrasto con l’esigenza – esplicitamente espressa dal donante – che l’archivio venisse aperto quanto prima alla consultazione.

In concreto, sono state create due serie di filze:
La prima serie conserva la numerazione dell’antica catalogazione. In essa mancano alcuni numeri, corrispondenti alle filze di cui non si conosce il contenuto e ad altre che, per affinità di argomento, sono state accorpate. Delle une come dell’altre viene dato conto in questo catalogo.
In detta serie sono ora collocati tutti i documenti che con certezza in essa sempre sono stati conservati.
La seconda serie, che nella numerazione è contrassegnata dalla lettera N (per Nuova), che precede il numero, comprende documenti ordinati secondo i seguenti criteri:
- in primo luogo si è cercato di riunire tutte le carte chiaramente concernenti un medesimo argomento;
- in mancanza di tale possibilità, è stato adottato un criterio tipologico, vale a dire, si sono riuniti i documenti dello stesso genere (istrumenti, documenti contabili, lettere etc.)
- si sono comunque riunite le carte riguardanti i più eminenti personaggi della linea di Mulazzo (come Alessandro ed Azzo Giacinto III), i quali, oltre tutto, risultano essere stati anche i maggiori “produttori” di documenti;
- le lettere (escluse, ovviamente, quelle che è stato possibile collocare nei rispettivi vecchi fascicoli) sono state riunite per mittente.
Occorre sottolineare che questa serie di filze ha un carattere, per così dire, transeunte. Infatti accadrà che, nel tempo, consultando le varie carte, ci si potrà avvedere della pertinenza di singoli documenti, o di gruppi, a filze della vecchia serie; oppure potranno essere formate nuove filze per argomento. E per effetto di ciò nelle nuove filze rimarranno solo le carte che in origine appartenevano a quelle di cui non è pervenuta l’intitolazione.

L’inserimento delle informazioni e dei dati relativi all’Archivio Domestico Malaspina di Mulazzo (contenuto, storia archivistica, nota dell’archivista), a cura della dott.ssa Federica Frongia, sono tratte dall’inventario di Dario Manfredi.

Condizione di accesso:

accessibile previa autorizzazione

Stato di conservazione:

discreto

Compilatori

  • Inserimento dati: Federica Frongia (schedatrice)