Camera di Commercio ( 1862 - )
Tipologia: Ente
Tipologia ente: Ente funzionale territoriale
Profilo storico / Biografia
Le Camere di Commercio nacquero in Francia nel sec. XVII, per iniziativa privativa ma fin dall’inizio
con un controllo, seppur limitato, da parte del Governo. La prima sorse a Marsiglia nel 1650. In Italia,
la più antica Camera di Commercio è quella di Firenze, istituita nel 1770.
Anche in Italia, a differenza del modello anglosassone, la Camera era soggetta ad un controllo
governativo, sebbene l’ordinamento fosse elettivo.
Con la Legge 6 luglio 1862 vennero istituire le “Camere di Commercio ed Arti”: tutti i commercianti
e gli industriali della circoscrizione erano elettori attivi e passivi, purché iscritti nelle liste elettorali. I
mezzi economici delle neonate Camere si reggevano sugli introiti provenienti da diritti su certificati,
una tassa sulle assicurazioni marittime e polizze a carico noleggi e dall’imposizione di centesimi su
alcune imposte erariali.
Con Decreto Reale 31 agosto 1862 fu istituita la Camera di Commercio ed Arti di Carrara e fu
ufficialmente insediata l’8 gennaio 1863 sotto la presidenza del Conte Nicolao Lazzoni.
Il numero dei membri della Camera fu fissato in nove: erano tutti carraresi e rappresentavano i più
forti complessi dell’industria marmifera. Solo in seguito fecero parte della Camera personalità
provenienti dal territorio di Massa e della Lunigiana.
L’interesse primario della Camera fu fin dall’inizio quello di garantire il libero scambio del marmo
che, data la natura del bene, si reggeva proprio su questo principio della dottrina liberista allora
imperante.
L’8 gennaio 1863, il conte Lazzoni ed il Prefetto della Provincia insediarono ufficialmente la Camera
di Carrara nei locali del palazzo comunale. Poco dopo, la sede camerale fu trasferita inizialmente nei
locali presi in affitto presso il palazzo Lazzoni in via Alberica.
Fra le prime attività vi fu quella di incentivare, in occasione dell’apertura di un nuovo tronco
ferroviario Massa-Sarzana, la predisposizione dei mezzi necessari per il carico dei marmi nello scalo di
Avenza. I primi atti riguardarono:
- la creazione di nuove tariffe doganali con la Francia,
- la creazione in Livorno di nuovi depositi per i marmi,
- una galleria di esposizione delle opere in marmo,
- la creazione di una Commissione d’esame per l’imposizione delle tasse camerali per
sostenere il bilancio, individuando la classificazione degli esercenti basata sugli imponibili
delle imposte governative e comunali
Il primo anno della Camera si chiuse con un bilancio nettamente positivo ed il successo maggiore
fu l’apertura di una succursale della Banca Nazionale, importante banca di sconto e di circolazione e
necessario “serbatoio” delle industrie marmifere.
Il 29 gennaio 1866 si discusse uno dei più grossi problemi del tessuto produttivo della Provincia: i
trasporti marittimi. Furono esaminati due progetti, l’uno dell’ing. Casentini finalizzato alla creazione di
un bacino in Avenza, l’altro dell’ing. Salvini per la creazione di uno scalo nel Golfo della Spezia.
Entrambi i progetti saranno cassati. La Spezia svilupperà un suo porto commerciale non
predisposto al carico dei marmi e Marina di Avenza avrà il suo porto solo dopo alcuni decenni e non
senza polemiche.
Gli anni che vanno dal 1867 al 1873 furono caratterizzati da difficoltà di bilancio della Camera
dovute al sistema di esazione delle imposte camerali: esse, infatti, venivano riscosse da esattori di
nomina camerale ai quali veniva corrisposta una percentuale sugl’incassi. Il sistema rivelava alcune
difficoltà soprattutto a causa della scarsa capacità comunicativa della Provincia. Il problema fu risolto
nel 1868, quando la Camera affidò agli esattori comunali l’onere della riscossione delle tasse camerali.
Come si può notare, l’attività camerale si concentra quasi esclusivamente sull’adozione di
provvedimenti a favore dell’industria marmifera, ignorando quasi totalmente altri settori economici
della Provincia, quali l’agricoltura. Nel 1873, però vi fu la prima concessione di arenili nelle spiagge di
Carrara per l’apertura di una stazione balneare.
Sempre nel settore marmifero, invece, la Camera si batté per mantenere in vigore la legislazione
estense in materia di concessioni livellari delle cave di marmo di Carrara e Massa. In particolare, la
legislazione estense si sarebbe dovuta applicare solo con la creazione di nuove cave ma, in realtà, il
Comune non applicava mai la norma: una volta che veniva fatta denunzia di apertura di una nuova
cava, nessuno veniva obbligato alla stesura del rogito livellario e nessuno quindi corrispondeva mai il
corrispondente canone enfiteutico.
Altro cruccio della Camera era quello del controllo dei prezzi, finalizzato, da una parte, per la tutela
degli acquirenti stranieri, dall’altra, per la protezione dei piccoli imprenditori locali. Su questo punto
l’azione fu particolarmente efficace, anche se si deve tenere in considerazione che il commercio dei
marmi si svolgeva in un quasi monopolio internazionale a favore delle industrie della Provincia.
Nel 1880 e 1881, la Camera si interessa particolarmente alle attività di propaganda dell’industria
marmifera, attraverso l’adesione all’Esposizione Industriale di Milano, l’invio di campioni di marmo al
Congresso Geologico internazionale di Bologna e l’inserimento nel Museo Merceologico di Torino del
marmo di Carrara.
Altra opera fondamentale fu la redazione della nuova carta delle zone marmifere carraresi dell’ing.
Fossen, in scala 1:2000, tuttora strumento di studio e orientamento utilizzatissimo.
Sul finire del XIX sec., la Camera si trova al centro di un tessuto industriale e commerciale florido e
di importanza mondiale e amplia quindi le sue attività nei settori più disparati: sollecita la costituzione
di una rete telefonica che colleghi Carrara, Massa, Pietrasanta e Seravezza e caldeggia la costruzione
del Viale XX Settembre, fondamentale via di comunicazione fra il centro di Carrara ed il nuovo porto.
Con la Legge n. 121 del 20 marzo 1910, le Camere di Commercio vengono qualificate come Enti di
Diritto Pubblico: le Camere vengono incaricate della tenuta del servizio statistico e di informazione e
della provvisione di informative e pareri al Ministero. Sono rese obbligatorie del denunzie delle ditte
esercenti il commercio e l’industria e vengono autorizzate le Camere al rilascio di certificati
comprovanti la costituzione, la modifica e la cessazione delle ditte.
Il nuovo assetto istituzionale coincide con un periodo di floridezza economica inaugurata dal
Giolitti: in pochi anni, la Provincia viene dotata di illuminazione elettrica, quasi tutti i comuni sono
collegati da telefono e telegrafo e viene inaugurata nel 1914 la linea tranviaria elettrica fra Carrara e
Marina di Avenza (ora Marina di Carrara).
Dal 1912 al 1926, la Provincia dovette affrontare i tempi difficili del Primo Grande Conflitto.
Effettivamente la produzione andò decrescendo fino a toccare nel 1918 il punto infimo, che non sarà
peraltro più raggiunto fino al 1945. Si tratta però, tutto sommato, di un periodo, quello preso in
analisi, abbastanza agiato se si esclude la parentesi bellica.
In questo periodo, le più importanti iniziative riguardano la costruzione del porto di Marina di
Carrara. L’interesse però della Camera non si limitò a Carrara ma si rivolse anche al rafforzamento
della linea ferroviaria Aulla-Lucca. Nel frattempo, si cercava una soluzione al problema del trasporto
dei detriti di marmo dalle cave: l’unico progetto fattibile coi mezzi allora disponibili era quello proposto
dal Bonanni di una teleferica che collegasse le cave al mare, ma mai realizzata a causa degli elevati
costi. Il problema sarà risolto solamente più tardi grazie alla costruzione di strade di arroccamento alle
cave.
Dal 1924 la Camera è diretta dal comm. Alessandro Giorgini, in qualità di Commissario governativo,
e successivamente dal conte Leonello de Nobili, in qualità di Commissario straordinario.
Un importante trasformazione istituzionale della Camera fu segnata dalla Legge 18 aprile 1926, n.
731, con la quale, in ossequio alla Carta del Lavoro del 21 aprile 1927, si istituì il Consiglio provinciale
dell’Economia.
In apparenza, il Consiglio riproduceva l’ordinamento delle vecchie Camere ma in realtà i nuovi enti
riproducevano un ordinamento statale molto più accentrato. I Consigli avevano il compito di
rappresentare integralmente tutti gli interessi economici della Provincia attraverso l’istituzione di
Sezioni agricola, industriale, commerciale e del lavoro e previdenza.
Con la Legge 16 giugno 1927, n. 1071 furono istituiti gli Uffici provinciali dell’Economia, che
funzionavano da uffici di segreteria dei Consigli.
Con la Legge del 18 giugno 1931 n. 275 i Consigli adottarono la denominazione di Consigli
provinciali dell’Economia Corporativa e gli Uffici la denominazione di Uffici provinciali dell’Economia
Corporativa.
Il quadro normativo si completò col r.d. 20 settembre 1934 n. 2011, col quale i Consigli e gli Uffici
divennero rispettivamente “enti pubblici dotati di personalità giuridica” e “uffici di Stato posti alle
dipendenze del Ministero delle Corporazioni”. Tale organizzazione accentratrice coincise con la crisi
economica mondiale e segnò inevitabilmente il calo della produzione marmifera della Provincia di
Massa-Carrara.
Si riprese il vecchio progetto di un consorzio del marmo: con r.d.l. 22 dicembre 1927 n. 2459
venne istituito un consorzio obbligatorio tra gli industriali e i commerciati di marmo greggio e segato
dei Comuni di Carrara e Fivizzano per la vendita in Italia e all’estero. Il consorzio era l’unico ente
autorizzato alla vendita in Italia e all’estero e gli esercenti cave e commercianti erano obbligati a far
parte del Consorzio, che era amministrato dai seguenti organi:
1. il Comitato dei delegati consorziati, composto da dodici membri, nominati dal Prefetto, che
era pure il Presidente del Consiglio provinciale dell’Economia, scelti dalla Sezione degli
industriali del marmo
2. la Giunta amministrativa
3. il Presidente del Consorzio
Il Consorzio richiedeva ai consorziati la quantità e la qualità di marmo richiesti e li vendeva
direttamente, dando il ricavo ai produttori.
Seguirono innumerevoli polemiche e la crisi del marmo fu imputata alla responsabilità del
Consorzio. In realtà la crisi era dovuta alla recessione internazionale e agli inefficaci provvedimenti
valutari del Governo. È pure indubbio che il Consorzio operò male per la mancanza di controlli e la
cattiva organizzazione e nel giro di pochi anni fu soppresso.
Fu il periodo peggiore per l’industria del marmo di Carrara: è interessante notare come fra i
provvedimenti della Camera di quegli anni non vi siaa cenno alcuno alla crisi che funestava
l’occupazione e il commercio della Provincia. Nel 1938, però, fu costruita l’ossatura della zona
industriale che doveva ospitare stabilimenti chimici e meccanici. La lodevole iniziativa però s’interruppe
proprio poco prima della Guerra.
La nuova riforma istituzionale delle Camere prese inizio col r.d. 27 gennaio 1944 n. 33 in base al
quale i Consigli provinciale dell’Economia Corporativa furono ridenominati “dell’Economia”. Il d.l.lt. 21
settembre 1944 n. 315 dispose la ricostruzione della Camera di Commercio, Industria ed Agricoltura e
degli Uffici Provinciali del Commercio e dell’Industria, in sostituzione rispettivamente ai Consigli e agli
Uffici dell’Economia.
Il nuovo ordinamento prevedeva l’acquisizione dei poteri già soppressi dei Consigli. La Camera è
amministrata da una Giunta, composta da un Presidente, nominato dal Ministero per l’Industria ed il
Commercio, e da membri, nominati dal Prefetto in base alle rappresentanze delle categorie Agricoltori,
Artigiani, Commercianti, Industriali, Coltivatori diretti, Lavoratori, Marittimi.
I compiti delle Camere sono:
1. registrazione delle denunzie di costituzione, modificazione, e cessazione delle imprese,
2. rilascio dei relativi certificati,
3. alcune funzioni in materia di disegni, modelli, marchi e distintivi di fabbrica,
4. rilascio dei certificati d’origine delle merci,
5. rilascio delle carte di legittimazione per i viaggiatori di commercio,
6. formazione di mercuriali e listini prezzi,
7. esecuzione di atti e provvedimenti del Ministero dell’Industria e del Commercio.
La ricostruzione industriale in questa fase di vita della Camera fu l’obiettivo primario e si riprese
quel progetto di ricostruzione della zona industriale chimica e metallurgica di base iniziata sul finire
degli Anni Trenta. Anche l’agricoltura fu oggetto di rinnovamento anche se per limiti orografici non vi
era grande possibilità di espansione.
Parallelamente furono incanalati sforzi in direzione di una ripresa dell’industria marmifera. In
particolare, la Camera intervenne presso il Ministero del Commercio Estero per l’esclusione dei marmi
dalla legislazione vigente in materia di controlli delle merci destinare all’estero per le quali si doveva
comprovare il pagamento da parte del cliente estero.
La Camera, inoltre, provvide ad inviare nel 1946 alle Legazioni italiane al’estero un questionario
dettagliato sul mercato del marmo, al fine di monitorare le potenzialità delle esportazioni. I risultati
furono pubblicati nella “Rassegna dei Mercati Esteri del Marmo”.
Nel 1948 fu istituito il Consorzio per la Zona Industriale, al cui mantenimento la Camera partecipò.
Il 3 marzo 1956 la Camera promosse l’istituzione del Centro Provinciale per la Produttività, finalizzato
all’incremento della produzione e alla diminuzione dei costi, alla costruzione di una grande acciaieria
nella Zona Industriale Apuana e del bacino idroelettrico di Tendola. In parallelo, si incentivava la
costituzione di una area industriale Apuo-Lunense.
Con deliberazione del 31 gennaio 1956 la Giunta Camerale indiceva un concorso nazionale per al
progettazione della Nuova Sede Camerale. Vinse il progetto “Rubicone” presentato dallo studio
dell’ing. Baldo De Rossi di Roma e l’opera fu realizzata dall’impresa dell’ing. Nono Ferrari della Spezia,
sotto la direzione dell’ing. Benedetto Provenzali. L’inaugurazione avvenne il 28 giugno 1961.
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